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La tipologia caratteriale degli Altamente Sensibili, Introversi ed Altamente Reattivi sono al centro del libro “L’introverso felice Come trasformare l’ipersensibilità e l’introversione nei tuoi punti di forza” di Ilse Sand. Dopo aver descritto chi sono le persone che presentano queste caratteristiche, ci fornisce dei consigli e proposte. Lo scopo è di imparare a gestirle per proteggersi dall’iperstimolazione e per essere se stessi anche in compagnia degli altri ‘a modo proprio’.

TIPI DI PERSONALITA’

Parlare di tipologie di personalità è sempre complicato. Attraverso la tipologia si cerca di fornire un modello di riferimento, raggruppando delle caratteristiche entro cui districarsi. Sottolineare che nessuno entra al cento per cento nella descrizione fornita è importante. Ogni persona è diversa ed ognuno ha modi diversi di affrontare l’esistenza. Ma disporre di tali informazioni può aiutarci a conoscerci meglio e più profondamente.

PERSONALITA’ INTROVERSA

Il primo a parlare di introverso ed estroverso è stato nel 1921 lo psichiatra svizzero Carl Gustav Jung. Delineando che gli introversi non amano parlare in gruppi allargati, mentre è indispensabile per l’estroverso. Gli introversi sono descritti come riflessivi, lenti nell’assumere delle decisioni, tanto da apparire timidi e schivi. Preferiscono parlare con poche persone ed avere pochi amici, ma buoni. Inoltre, gli introversi tendono a stancarsi per eccesso di stimoli esteri, scegliendo di ritirarsi in solitudine per ricaricarsi.

Nell’ottica junghiana l’introverso e l’estroverso sono gli estremi di un continuum. Tant’è che lo stesso studioso affermava che una persona con tutte le caratteristiche dell’uno o dell’altro ‘tipo sarebbe considerata malata di mente’.  Ciò che la Sand evidenzia è come ‘voler apparire’ estroverso sia per l’introverso fonte di difficoltà. Ma anche come imparare ad esserlo,  in certi momenti,  può essere utile. In sostanza, ci suggerisce di entrare in relazione con la nostra parte introversa come con quella estroversa. Trovando un bilanciamento che ci permetta di vivere al meglio.

Per poter fare ciò occorre sapere alcune cose basilari. Per un introverso trovarsi al centro di un gruppo di persone significa consumare molta più energia di un estroverso. L’introverso si stanca rapidamente. Dopo  un eccessivo dispendio di energia, è indispensabile far seguire un momento o periodo di ‘rigenerazione’. L’essere introversi significa essere persone posate, taciturne o di poche e sostanziali parole. In un contesto numeroso, difficilmente all’introverso viene in mente di alzare la mano e prendere la parola. Ma un po’ di pratica può aiutare a superare questo scoglio, imparando a far ascoltare la propria visione del mondo.

ALTA SENSIBILITA’

Attraverso il copioso lavoro della psicoterapeuta e ricercatrice americana Elaine Aron si è potuto rilevare che molti introversi sono anche estremamente sensibili. Infatti, risulta ‘che il 30-50% della popolazione mondiale è considerato introverso, mentre si stima che solo il 15-20% sia altamente sensibile.’  I punti di contatto tra introverso ed Persona Altamente Sensibile (PAS) sono molteplici, ma alcuni dei quali sono:

  • Il bisogno di tempo di solitudine
  • Riflessione sull’esistenza e su se stessi
  • Auto ascolto prima di prendere una decisione
  • Necessità di essere ben preparati prima di affrontare una attività.

A cui si va ad aggiungere la influenzabilità alle impressioni che ci giungono dai cinque sensi.  Una grande empatia che porta a condividere le stesse emozioni degli altri, ci rende influenzabili anche per molto tempo. Si è dotati di grande immaginazione e creatività, infatti molti sono gli artisti che presentano questa caratteristica.  Ma per comprendere al meglio l’alta sensibilità occorre conoscere quanto scoperto dallo psichiatra e ricercatore americano Jerome Kagan in merito al temperamento altamente reattivo.

ALTA REATTIVITA’

Il ricercatore americano, conducendo per decenni studi su centinaia di bambini, nell’analizzare il rapporto tra ereditarietà e ambiente fece interessanti scoperte. Rilevò che taluni di loro erano particolarmente esposti agli stimoli. Arrivò anche ad affermare che tali bimbi da adulti sarebbero stati individui più riservati e prudenti rispetto alla media delle persone. Sottolineò una forte componente ereditaria nel tratto caratteriale di appartenenza, pur riconoscendo un notevole peso all’ambiente. Successivamente la Aron giunse ad affermare che i bimbi definiti da Kagan ‘altamente reattivi’ sono ‘altamente sensibili’.

In sostanza, quando ancora il cervello non poteva essere sottoposto alla risonanza magnetica funzionale la psichiatria si era accorta dell’esistenza di ‘personalità sensibili’. Ovvero soggetti che presentano una reattività interiore significativa che induce a specifiche risposte motorie ed emotive. Non  è possibile catalogare un’altamente sensibile come sicuramente introversa. Ci sono degli ipersensibili che presentano caratteristiche sia di estroversione che di introversione, ognuno è diverso ed ognuno è unico.

PROTEGGERSI: AROUSAL ESTERNO ED INTERNO

Una società improntata sull’estroversione, intrisa di ambienti e situazioni stimolanti ed energetiche,  fa sì che la vita per una PAS od introversa sia ‘in salita’. Infatti per un introverso, le prestazioni lavorative migliorano se l’ambiente è calmo e sereno. Non meglio per un ipersensibile che come l’introverso si può trovare a far i conti con una condizione di arousal ovvero con un eccesso di stimolazione sensoriale ed emotiva.

AROUSAL ESTERNO

La Sand ci suggerisce di individuare il proprio livello di stimolazione massimo accettabile per garantirsi il maggior benessere possibile. In quanto non si tratta di evitare la sovra stimolazione, ma di imparare a gestirla identificando il livello ottimale. Ciò è fattibile creando valvole di sfogo per l’elaborazione dei pensieri: yoga, meditazione, cucinare o farsi un bagno. Sospendendo, in tal modo, il flusso informativo e ritagliandosi tempo e spazio per un backup od aggiornamento del proprio software mentale.

Quando ci si sente sopraffatti dalle news dei notiziari, si deve ridurre l’ascolto dei media magari leggendo il giornale o notiziari su internet. Mai alla sera per favorire sonni più rigeneranti. Ed ancora evitando di diventare schiavi del telefono o dei social. Interessante è l’elenco di regole elaborate dalla scrittrice utili come guida per le buone maniere da condividere con chi ci circonda. Come ad esempio ‘NON INTERRROMPERE UN SILENZIO  a meno che non abbia qualcosa di importante da esprimere. E anche se è abbastanza importante, non iniziare a parlare finché l’ascoltatore non ti ha dato SEMAFORO VERDE’.

 AROUSAL INTERNO

Lo tsunami emotivo che può travolgere l’altamente sensibile e l’introverso può assumere dimensioni catastrofiche. Prepararsi adeguatamente è sicuramente un aspetto fondamentale per gestire questa probabilissima eventualità. Entrambe queste tipologie non amano particolarmente le novità, infatti tendono a prepararsi anticipatamente.  Purtroppo non sempre questo è possibile, allora la fervida immaginazione può prendere il sopravvento, creando film mentali di difficoltà e insuccessi.

Spesso alcuni soggetti ‘gravitano intorno a catastrofismi’ sviluppando internamente scenari colmi di disgrazie. Alimentati da domande del tipo ‘se io, oppure un mio caro, fossimo colpiti da un male incurabile’ o  se ‘fossi coinvolto in un grave incidente stradale?’. Se tale condizione è prevalente ‘si può creare una sensazione cronica di oppressione’. Se tali fantasie, di converso,  sono trasformate in pensieri idonei a ‘risvegliare sensazioni di gratitudine’,  allora si è in grado di gestirsi in modo evolutivo.

Ilse Sand suggerisce di bloccare i pensieri catastrofici ed involutivi immaginando ‘diversi scenari e preparando il piano A e il piano B’. Quanto a dire di fruire della creatività che ci caratterizza per auto suggestionarci con visioni di possibilità e di riuscita (per approfondire). Non dimenticando che, come afferma la scrittrice, ‘la realtà è sempre diversa dall’immaginazione e dai piani’. Rifacendosi anche alla vita di Victor Frankl psichiatra viennese e padre della Logoterapia che visse l’esperienza dei lager tedeschi.  Per ricordarci che c’è sempre una ‘chance di sopravvivenza a una grande catastrofe’ (per approfondire).

MOSTRA LA TUA DIVERSITA’

Una parte di ‘L’introverso felice’ è dedicata a sollecitare la persona introversa o altamente sensibile ad essere se stessa. Smettendo di rincorrere costantemente il  consenso degli altri. ‘Ci vuole un’energia enorme per fingere di essere diversi e spesso il conto da pagare sotto forma di spossatezza  è salato.’ Ci invita a non sintonizzarci sulla volontà o pensieri di chi ci circonda. Ma di lavorare sulle proprie emozioni come ad esempio il senso di colpa. Individuando i propri confini emotivi ed energetici per non essere invasi e dissanguati.

CORAGGIO DI MOSTRARSI

Ci invita calorosamente a mostrare ciò che si è alle persone con cui si vive. In quanto descrivere la nostra diversità significa anche accettarsi. ‘Ma è proprio la diversità che rende uniche le persone’ afferma la Sand. Donarsi il coraggio di essere se stessi, di calarsi nel ruolo di persona unica e diversa è il suo suggerimento (per approfondire). Conformarsi, essere sempre accondiscendenti ed abbozzare possono essere comportamenti da affiancare ad altre modalità tra cui il raccontarsi. In quanto ‘più hai coraggio di mostrare chi sei […] e più il tuo rapporto con loro sarà costruttivo’.

RIFUGIO SENZA O CON UN  FUTURO

Acquisire conoscenza sull’alta sensibilità e introversione può essere il trampolino di lancio per smettere di comportarsi da estroversi quando non lo si è. È intravedere la possibilità di riconoscersi la dignità di essere senza camuffarsi. È una condizione di calma che può liberare molto energia e che ha un rovescio della medaglia.  Infatti, come ci sottolinea la scrittrice, potremmo essere spinti ad affrontare nuove sfide come il cercare di rispondere a questa domanda ‘ma chi sono io veramente?’.

Essere altamente motivati e disporre di un surplus energetico,  anche derivante dalla capacità di gestirsi, sono fattori importanti per essere se stessi. Ad esempio alternando ‘periodi di relax, nei quali ci si accetta come si è’ senza attivare sensi di colpa. Con ‘periodi di impegno per evolvere la propria condizione’  significa entrare in un flusso dinamico e non statico. Rispondendo in tal modo ad un bisogno evolutivo che negli altamente sensibili ed introversi è essenziale. Anche perché ‘forse le difficoltà insormontabili a un’età possono essere risolte in quella seguente’ ci ricorda accoratamente la Ilse Sand.

UNA STELLA PER COMPRENDERE COME E QUANDO SI È PERSO IL CONTATTO CON L’ALTA SENSIBILITÀ 1/2

UNA STELLA PER COMPRENDERE COME E QUANDO SI È PERSO IL CONTATTO CON L’ALTA SENSIBILITÀ 2/2

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