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La comunicazione è gioia e dolore nella relazione. La capacità o la incapacità di guardarsi in faccia, parlare ed ascoltarsi reciprocamente è alla base di ogni interazione. In una mediazione familiare, civile o commerciale emerge chiaramente quanto difficile sia porsi in una posizione di reciprocità. L’emotività, le aspettative, i pensieri e i comportamenti spesso si accavallano tumultuosamente rendendo la comunicazione vischiosa se non impossibile.

L’incontro con la Mediazione è anche l’incontro con un processo di approfondimento sulla comunicazione che mi ha portata a leggere “Pragmatica della Comunicazione Umana”. Libro scritto da importanti esponenti della Scuola di Palo Alto. Uno scritto che, pur occupandosi delle patologie del comportamento interattivo, fornisce moltissimi spunti di apprendimento.

RELAZIONE COME INTERAZIONE

Al centro del testo c’è il concetto di INTERAZIONE: essere in relazione con qualcuno che non è me. Quando due o più soggetti cercano di comunicare si trovano nella condizione di inter-agire ovvero provocare e/o subire una serie di azioni. Comportamenti che si riverberano su entrambi reciprocamente. Se tale scambio è ‘deforme’ la comunicazione sarà patologica ed inefficace. Sviluppare un atteggiamento di curiosità è auspicabile. Infatti, può insegnare a cogliere quali sono le difficoltà, tranelli ed ostacoli della comunicazione per evitarli e renderla più fluida.

Secondo gli autori una delle difficoltà che aprono le porte alla patologia è il ‘doppio legame’. Una condizione entro cui lo stesso soggetto, ricevendo un messaggio, si trova sottoposto a due informazioni contraddittorie, quindi paradossali. Ad esempio, se il bambino riceve dal genitore un messaggio in cui gli viene chiesto di ‘andare’ e contemporaneamente ‘di non muoversi’, cosa farà? Questo è un messaggio paradossale.

Interagire significa quindi attivare delle tattiche, strategie e giochi che si esplicitano attraverso la comunicazione. Comprendere tali dinamiche è utile nei processi interattivi che interessano tutti noi ogni giorno. Divenire consapevoli di tali modalità è utile per intraprendere relazioni sociali ed emotive più soddisfacenti. In la “Pragmatica della Comunicazione Umana” risultano interessanti gli assiomi su cui mi soffermo di seguito.

ASSIOMI

L’assioma è riferito ad una verità evidente ed indiscutibile. Un assioma matematico è il postulato ‘due rette parallele non si incontro mai’. Gli autori definiscono gli assiomi della comunicazione come proprietà tipiche che hanno implicazioni relazionali significative. In altre parole, sono regole non dimostrate. Ma ritenute vere sotto tutti gli aspetti e su cui si fonda il costrutto comunicativo e comportamentale.

1°ASSIOMA: NON SI PUÒ NON COMUNICARE.

Ognuno di noi comunica sempre. Ogni comportamento comunica qualcosa di chi lo agisce. È impossibile avere un non-comportamento. Parlare o tacere, muoversi velocemente o lentamente definiscono un comportamento. Se in una coppia, uno partner parla sempre e l’altro tace, in ogni caso, quest’ultimo sta inviando un messaggio. Sta comunicando che non vuole parlargli, che vuole punire/incolpare o altro ancora. In sostanza, sta già comunicando!

La comunicazione può essere involontaria, non intenzionale, non conscia e addirittura inefficace. Ma è sempre comunicazione! L’atteggiamento di indifferenza o di passività sono forme di comunicazione che veicolano un messaggio. Allora incuriosisce sapere ‘cosa intende comunicare’ nonostante l’apparente distacco. Un ragazzo interessato ad una coetanea cerca di farsi notare, nonostante l’iniziale indifferenza di lei. Continuando nell’avvicinamento e facendo attenzione a vari segnali potrà stabilire quando invitarla ad uscire.

2°ASSIOMA: ALL’INTERNO DI OGNI COMUNICAZIONE SI POSSONO INDIVIDUARE DUE LIVELLI.

Quando si interagisce si può notare il livello afferente al CONTENUTO e poi quello alla RELAZIONE. Col primo, si cerca di definire ‘cosa’ si comunica. Col secondo, si delinea il ‘tipo di relazione’ che i soggetti coinvolti vogliono instaurare. Facile constatare che quando si comunica non ci si limita al trasferimento di informazioni, c’è molto di più.

La modulazione dei due livelli permette di veicolare l’informazione verbale e, al contempo, il tipo di relazione che le parti vogliono instaurare tra loro. Attraverso il dialogo si possono far passare le proprie intenzioni, i desideri, i pensieri e le aspettative. Infatti, l’uso della voce, i movimenti del corpo, lo sguardo e il ritmo trasferiscono ulteriori informazioni alla controparte.

Quando si interagisce, in sostanza, conta ‘cosa diciamo’ e ‘come lo diciamo’. Ciò fa risaltare l’aspetto della metacomunicazione che determina la qualità relazione tra i soggetti coinvolti. A esempio, se ci viene chiesto di ‘aprire la porta’ si nota che:

  • Il contenuto, è la richiesta di aprire la porta
  • Il modo con cui la frase è pronunciata, il ritmo, la posturalità e gestualità adottata stabiliscono, invece, il tipo di relazione esistente tra emittente e ricevente.

In sostanza, la metacomunicazione svela e determina la relazione esistente tra i due comunicanti.

3°ASSIOMA:IL FLUSSO COMUNICATIVO E LA PUNTEGGIATURA DEGLI EVENTI.

Ritornando al contesto, questo assioma ci evidenzia che la comunicazione può variare col variare della punteggiatura degli eventi. Ad esempio in una mail la punteggiatura è utile per sapere quando ci sono delle pause, per sentire il ritmo e l’energia di colui che ha scritto il testo. Nella comunicazione la punteggiatura sono tutte quelle modalità linguistiche e non che creano e modificano l’interazione tra i soggetti.

Questo significa che la realtà si definisce mentre avviene la comunicazione. Ognuno rappresenta il proprio punto di vista all’interno della sequenza degli eventi in funzione ad una interpretazione soggettiva. Nella vita di coppia, privilegiare una sola punteggiatura non permettendo all’altra di emergere significa osservare la situazione da un solo punto di vista. In tal modo, la conflittualità diventa la modalità interattiva primaria in cui uno dei due ha sempre torto, rischiando di incolparlo di tutti i problemi.

Per evitare tali distorsioni che danneggiano la relazione è importante affinare la capacità di ascoltare ed empatizzare, per riuscire a comprendere al meglio anche le interpretazioni altrui.

4°ASSIOMA: LA COMUNICAZIONE AVVIENE ATTRAVERSO I CANALI VERBALI E NON VERBALI

Nella comunicazione analogica rientrano quella non verbale e l’utilizzo delle immagini. Con questa vengono veicolati prevalentemente gli aspetti inerenti la relazione e una perfetta corrispondenza tra il significato e il significante. Invece, nella comunicazione digitale si attribuisce importanza  all’uso delle parole, cioè dei segni usati convenzionalmente per designare qualcosa. Ciò che caratterizza questa modalità comunicativa è l’arbitrarietà tra le parole e ciò che rappresentano.

La congruenza tra il sistema digitale ed analogico è indispensabile per una comunicazione efficace. Se mi viene detto che quanto dico è interessante, ma poi la persona guarda altrove e si distrae, si ha un disallineamento tra contenuto e forma. L’esito è una comunicazione zoppicante che minerà sia la conversazione che la relazione.

5° ASSIOMA: SCAMBI COMUNICATIVI SIMMETRICI E COMPLEMENTARI

Nella comunicazione simmetrica  gli interlocutori interagiscono alla pari. Nessuno dei due risulta sottomesso all’altro e si può arrivare anche a scontri accesi. Nella comunicazione complementare  uno dei due si sente superiore all’altro ed agisce di conseguenza . Infatti, in quest’ultimo caso la persona che si sente superiore (one-up), cercherà di fare sentire l’altro in una posizione subordinata (one-down).  Un classico esempio di interazioni complementari si hanno tra dipendenti e datori di lavoro o tra genitori e figli.

CONCLUSIONI

Gli schemi di relazione sovra citati non sono né buoni e né cattivi. Essi rappresentano le tipologie di relazioni che le persone esprimono mediante una forma comunicativa. Porre attenzione a ciò, ci permette di cogliere il livello interattivo  tra i soggetti coinvolti e scegliere quale modalità adottare.

In questo mondo altamente interconnesso imparare a gestire la comunicazione è fondamentale per relazionarci al meglio con gli altri e con noi stessi. Comunicare con efficacia significa non solo conoscere le regole che ne definiscono il funzionamento. È importante anche saper ascoltare i propri interlocutori con empatia e prestare attenzione anche al linguaggio paraverbale oltre a quello verbale.

 

Per pprofondire:

https://www.gildafanton.it/relazione-un-po-deteriorata-cosa-fare/

https://www.gildafanton.it/prima-dopo-un-sequestro-emotivo/

 

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