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È una reazione umana che può capitare a chiunque: a noi, ad un famigliare, ad un collega, ad un’amica. È importante accettare questa possibile situazione squisitamente umana, perché da ciò parte il sentiero utile per imparare a gestire la propria emotività, armonizzandola con tutte le altre funzioni psichiche.

Il sequestro emotivo si palesa quando la persona si trova in difficoltà: le sue aspettative o i suoi desideri sono in conflitto con la realtà che sta vivendo. Vorrebbe fare qualcosa, vorrebbe riequilibrare un bisogno, ma non sa come e cosa fare. Nella fase iniziale si avverte sconcerto, incertezza, insicurezza se non addirittura un senso di minaccia.

Quando si è preda di una emotività fuori controllo, in cui la persona non ha strumenti o possibilità per placarla, le azioni possono prendere il sopravvento e produrre effetti devastanti, spesso non sono comprensibili da chi osserva. Se la persona è in preda alla rabbia, andare a ricercare il bisogno celato è fondamentale. Talvolta la necessità, che disperatamente vuole essere soddisfatta, trova la sua origine in un’altra emozione come la paura di non essere stimato, amato, di non ricevere rispetto, di mancata appartenenza o di controllo e tutela del proprio benessere. Una persona ‘gestita’ dalla rabbia non sta sicuramente bene.

Da un punto di vista fisiologico essere arrabbiati è stancante e provante. Anche quando la vampata di ira passa, le cose non migliorano, infatti permane una sensazione di sconforto, di sfinimento sia mentale che fisico. La rabbia è un’emozione estremamente impegnativa. Raramente un sequestro emotivo rabbioso appaga, anzi spesso la persona si pente, cercando di recuperare il terreno perduto nelle relazioni e negli affetti.

Per cogliere la portata di questa condizione umana possiamo utilizzare la metafora della Ferrari guidata da Rex. Quando si vive un sequestro emotivo è come se alla guida del cervello ovvero di una fiammante Ferrari, ci fosse un tirannosauro Rex sotto steroidi. Una persona che vive un sequestro emotivo non è pienamente sotto il controllo della corteccia prefrontale, la parte più nobile del nostro encefalo, ma del sistema limbico. Quella parte del cervello più reattiva, più immediata e deputata a tutelarci e a proteggerci dalle minacce.

Imparare ad interagire con le funzioni emotiva e sensoriale, più rapide ed immediate, può essere utile per governare cambiamenti fisiologici e comportamenti espressivi. Secondo una delle leggi della Psicodinamica le emozioni possono suscitare ed intensificare idee ed immagini mentali, producendo condizioni fisiche ed azioni corrispondenti. Quanto a dire che se la persona teme di non essere accettata dal gruppo di lavoro, può alimentare questa paura fino ad assumere  atteggiamenti e comportamenti di servilismo o di rifiuto tali da ingenerare nei colleghi reazioni di disprezzo o allontanamento.

In Psicosintesi si invita ognuno a ‘conoscere se stesso’, poiché è solo sviluppando questa consapevolezza che è possibile essere ‘dominus nella propria domus’ ovvero ‘padrone in casa propria’. Prendere confidenza con se stessi è un passo fondamentale, per vivere progressivamente sempre meno dei sequestri emotivi.

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