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La necessità di gestire le emozioni è avvertita da chiunque. Le emozioni ci abitano e si possono muovere caoticamente, infatti non sempre la ragione si è in grado di gestirle appropriatamente. Spesso si sente parlare di ‘SEQUESTRO EMOTIVO’ come incapacità o difficoltà della persona nel vivere gli eventi della vita in modo meno viscerale. Per imparare a governare la tumultuosa alternanza delle emozioni è utile conoscere come le varie funzioni psichiche vivono dentro di noi. Anche perché la nostra ‘intelligenza emotiva’ è un dono della natura: la sua celerità ha salvato il genere umano dai predatori quando il sistema mentale era ancora in formazione. Pertanto, non demonizziamo la funzione emotiva, che è stata progressivamente affiancata da quella mentale, ma attribuiamole il suo giusto ruolo ed impariamo ad utilizzarla.

La funzione emotiva è in grado di regolare, attivare e guidare il comportamento. Infatti, può aiutare la persona a difendere i propri interessi e a valutare se eventi o persone sono desiderabili o meno. Questa funzione può essere vista come un ‘pensiero automatico ed istantaneo’. Le emozioni sono meccanismi cerebrali automatici o semi-automatici in grado di rilevare istantaneamente opportunità o minacce, discriminando la qualità degli accadimenti per garantire il buon funzionamento della persona. Spesso senza tener conto delle possibili scelte razionali.

Durante le fasi della crescita,  le emozioni tendono ad adeguarsi alle scelte della mente, ma l’aumentata importanza della funzione pensiero non diventa mai totale. Gli stati emotivi, anche in età adulta,  possono essere tali,  per intensità e qualità, da travolgere ed inibire la capacità di ideazione, ragionamento e la motricità fisica. Infatti, le emozioni sono in grado di produrre, nel corpo e nel sistema neurovegetativo, una programmazione  psico-somatica quando si avvertono divergenze tra realtà e aspettative.

Pur rimanendo la psiche un sistema gerarchico stratificato ed integrato, la funzione emotiva riveste un ruolo di grande interesse. Ai livelli superiori spetta il compito di elaborare e trasmettere programmi e ordini ai livelli sottostanti, chiamati ad eseguire le decisioni assunte. Poiché un atto decisionale richiede tempi lunghi per l’analisi, l’interpretazione e le elaborazioni da effettuare, può accadere che i livelli inferiori, più veloci, prendano l’iniziativa. Se si prova paura perché un pericolo imminente fa tenere per la propria vita, aspettare che la mente logica decida il da farsi, può essere difficile da governare. Il persona che entra in una stanza buia può fuggire oppure respirare profondamente per fermarsi e riflettere. Ciò è utile per riprendere il controllo dell’emotività e darsi il tempo per cercare l’interruttore. Ma se ciò non accade e la paura raggiunge livelli ingestibili, la funzione mentale soccombe rispetto a quella emotiva che assume il comando dei processi neurobiologici. In sostanza, la mente può arrivare con i suoi messaggi solutivi quando le scelte emotive sono già state concretizzate.

Nella storia del genere umano, la funzione emotiva ha svolto un ruolo ‘intellettivo’ quando la corteccia encefalica, con le sue funzioni logiche, era solo potenziale.  L’emotività, in forza di ciò, può essere considerata una intelligenza rapida ed analogica, in grado di assumere il comando dei comportamenti inibendo la mente. Aiutando la persona a rendersi conto istantaneamente di ciò che è bene o male nella situazioni che sta vivendo. Pertanto, non sarebbe saggio demonizzare un’emotività che ‘agisce prima di pensare’, ma di acquisirne consapevolezza, adoperandosi per  armonizzandola con il pensiero logico e trarne il massimo beneficio.

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