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Tante sono le emozioni: paura, tristezza, rabbia, collera, gelosia, ira e moltissime altre. Sono le emozioni negative che attraggono maggiormente l’attenzione. Ma dove sono la gioia, l’allegria, la spensieratezza, la gentilezza? Dove sono le emozioni positive?

Cercare, osservare e conoscere la GIOIA è come osservare dalla luna la terra. Questo pianeta ci interessa, ci affascina e ci attira, ma nello stesso tempo incute timore. Come la Terra la gioia è necessaria alla nostra esistenza. La gioia è quella particolare saggezza che attiva l’entusiasmo verso sé e gli altri. È la bellezza di mondi lontani e futuri orizzonti. La volontà di vivere felici e grati di vivere. È la dichiarazione di voler dare un senso alla propria esistenza.

L’esperienza della gioia ha inizio nella disponibilità ad abbandonare qualcosa per conquistare qualcos’altro. È nella scelta di superare delle obsolete abitudini che vincolano e limitano per cercare, anche inconsapevolmente, il nuovo.  Il muoversi verso lo sconosciuto per liberarsi dai vecchi condizionamenti che fanno regredire. È il procedere verso ciò che evoca lontani richiami per liberarsi dal bisogno di oggetti, privilegi personali o legami limitanti.

In Psicosintesi la gioia occupa un posto importante. La visione dell’essere umano è restituita nella sua modalità positiva, propositiva od ottimistica. Alla base c’è il voler vedere la persona attraverso un atto di fiducia alla sua bontà primigenia. Questo non conduce a negare i lati oscuri dell’uomo e la sofferenza che accompagna la sua esistenza. La scelta della gioia permette di ricercare il coraggio che c’è in ognuno di noi. In sostanza, voler vivere la capacità di buttare il cuore oltre l’ostacolo significa permettersi di andare oltre il dolore e le ferite. Ciò in Psicosintesi è la Psicologia della gioia: la ricerca paziente e perseverante di riconnettersi con il proprio Sé nascosto per farlo emergere. Questa emozione può essere sollecita e ricercata per essere ponte tra il quotidiano e il transpersonale

La gioia per una vittoria caratterizza il genere umano da sempre. Quel particolare stato d’animo dopo il superamento di un esame universitario, il giorno del matrimonio, l’inizio di un nuovo lavoro, la nascita di un figlio desiderato o dopo la vittoria di un mondiale di calcio. La gioia, nel momento apicale, coinvolge sia il corpo che lo spirito.  Si vorrebbe abbracciare tutti, urlare a squarcia gola, saltare, danzare, correre e molto altro. Non si riesce a stare nella pelle, è come se ogni cosa fosse espansa. L’emozione stessa è travolgente. E’ come se in quella situazione fosse in gioco la propria idea di sopravvivenza o integrità. Tendendo poi a trasformarsi in felicità, gratitudine ed appagamento.

Quando si vive la gioia, oltre alla psiche, è coinvolto il corpo. La capacità del corpo di accumulare una tensione proattiva al superamento dell’esame universitario o alla nascita di un figlio predispone a vivere l’emozione. Ci emozioniamo perché il corpo si eccita, preparandoci a vivere la gioia con intensità. La realizzazione di un nuovo progetto o il vivere una novità apre ad una emozione di ‘eccitazione-interesse’ che induce ad andare oltre la paura di esplorare lo sconosciuto. Possiamo pensare ai bambini che vivono con curioso interesse ogni nuova esperienza, lasciandosi invadere da una gioia esplosiva.

La gioia come possiamo cogliere è un’emozione che coinvolge ogni cellula del corpo, invadendo la mente in un processo di durata limitata in cui la persona sente di essere un tutt’uno con l’universo. Ciò spiega perché è considerata come una emozione primaria e spesso affiancata alla felicità o al buonumore.

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