La tristezza è un’emozione complessa, in quanto il suo ambito emozionale è molto ampio. Infatti alcuni psicologi ritengono che la tristezza può assumere ‘maschere’ differenti. Tanto da renderla interessante ed oscura. Infatti, ci obbliga ad entrare in contatto con la nostra parte Ombra. Il ripiegamento su se stessi produce un processo inibitorio che ci fa oscillare tra rimorso e delusione. È sano vivere questa emozione primaria, imparando per quanto possibile a gestirla per non lasciarsi sopraffare.
LA REAZIONE ALLA TRISTEZZA
La reazione alla tristezza è una modifica del nostro stato di attenzione rispetto al mondo che ci circonda. Il caso tipico è quello di un abbassamento dell’attenzione rispetto a tutto il resto per focalizzarsi su se stessi e sui propri stati d’animo. Questa emozione ha un valore positivo quando si innesca una reazione positiva alla perdita che si è verificata. Ovvero quando la perdita diventa stimolo di riflessione sui motivi e le cause per cui è avvenuta, nell’ottica di un miglioramento per il futuro.
Se tuttavia la sensazione di perdita persiste, e la tristezza da strumento diventa fine, c’è bisogno di modificare il voltaggio energetico. La situazione, infatti, può anche degenerare sino a manifestazioni patologiche come la depressione o il burnout. La tristezza, quindi, ci aiuta a diminuire l’attenzione su tutto il resto che appare poco interessante. Per concentrarla su di noi al fine di risolvere il problema.
I segnali inviati dal nostro corpo richiamano tutta la nostra energia per occuparci di noi stessi. Secondo la medicina cinese allorquando si presenta un ‘vuoto’ di Ki (energia vitale) è necessario individuare il corrispondente ‘pieno’ per riequilibrare quell’organismo. Ed è proprio in questa direzione che occorre agire, soprattutto per risolvere le piccole tristezze quotidiane che spesso ci affliggono.
ELABORAZIONE DI UN LUTTO
L’estrema tristezza ad esempio derivante dalla perdita di una persona cara è stata studiata e definita dagli psicologi “sindrome del lutto”:
- la prima fase è quella della protesta contro la perdita della persona o della cosa cara. L’emozione dominante potrebbe essere la rabbia nei confronti di chi ha causato questa perdita;
- la seconda fase è quella in cui propriamente si manifesta l’emozione tristezza, ed è definita come fase di disorganizzazione. È il momento in cui ci si chiude in se stessi, in cui il resto del mondo perde di senso e le prospettive sul futuro sono pervase dal pessimismo;
- la terza fase è quella del distacco, dove il motivo della tristezza viene superato, attraverso una più corretta valutazione della situazione;
- la quarta fase è quella della riorganizzazione, spesso pervasa da sensazioni di grande aspettativa e di rivincita nei confronti della vita o della situazione in se stessa. È la fase in cui prepariamo una nuova visione di come vivere o occuparsi della realtà circostante.
Le ricerche psicologiche hanno, infatti, dimostrato che spesso la manifestazione della tristezza è uno dei modi che apprendiamo da bambini per spingere gli altri ad aiutarci. Tuttavia, manifestare tristezza e chiudersi in se stessi è un modo per allontanare gli altri e isolarsi. Aprendo potenzialmente la porta ad una condizione pervasiva come la depressione o il burnout. Pertanto, prenderne consapevolezza e chiedere aiuto può essere una buona soluzione.
COSA FARE CON LA TRISTEZZA
L’importanza di una risata
Che ridere faccia bene è una di quelle affermazioni su cui tutti siamo d’accordo. Purtroppo, ad esempio sul posto di lavoro capita poche volte di farlo. Si ha la sensazione che il lavoro sia associato alla serietà e che un ufficio in cui si ride sia poco serio. In realtà, il divertimento è contagioso e produttivo.
È necessario utilizzare ogni tecnica possibile per ravvivare lo stato d’animo. A livello individuale, si può decidere di prendersi qualche minuto per fare una visualizzazione creativa. Dopo essersi messi comodi e aver fatto qualche respiro profondo chiudendo gli occhi, si può iniziare ad osservare la situazione che ha generato tristezza.. Immaginando, ad esempio di vederla attraverso una boccia di vetro. Permettendosi di visualizzare come le varie persone coinvolte appaiono attraverso questa angolatura. Lasciando viaggiare la fantasia senza rigidità può aiutare ad aprirsi al sorriso o all’ilarità.
Si può decidere di fare ‘indigestione’ di film comici, di trasmissioni tv con esperti in comicità. Di ascoltare musica a tutto volume ballando, senza vergognarsi. Liberare il corpo da un vuoto energetico e rimettere in moto la serotonina può sostenerci nel cambiamento. In tal modo, ci possiamo render conto di come atteggiamenti negativi possano essere superati grazie ad una prospettiva più distaccata e flessibile.
Ridere a crepapelle (per approfondire) Yoga della risata (per approfondire)
Esporsi alla positività
È utile per evitare o ridurre la tristezza esporsi il più possibile a stati di cose positivi. Se il vostro ufficio vi deprime, cercate di ritagliarvi pause caffè con colleghi di altri settori che sappiano ridarvi il buonumore.
La positività legata a:
- azioni: se siete tristi, dedicate tempo ad attività che vi piacciono, come gli hobby, a patto che non impegnino energie nervose distruttive; ad esempio, ritagliarsi una pausa per fare qualcosa che piace, come andare in una libreria, comprarvi un CD musicale, fare una passeggiata;
- interazioni sociali: se siete tristi, cercate di frequentare persone allegre; lasciatevi contagiare dalla loro allegria e non preoccupatevi se il vostro stato d’animo non è sempre positivo;
- ambienti: ci sono posti che ci rendono più felici di altri, ma raramente ne siamo consapevoli; un buon lavoro su noi stessi è quello di obbligarci ad andare dove stiamo bene per lasciarci permeare dalle sensazioni positive che i posti ci trasmettono;
- parlare per liberarsi: la comunicazione emozionale consiste nel far partecipe un’altra persona della propria esperienza emotiva con lo scopo di sfogarsi. Tuttavia, devono essere assolte due condizioni: avere un interlocutore empatico e la modalità con cui farlo per agevolare per potenziare l’efficacia della comunicazione emozionale.
L’Altruismo
Uno dei modi per uscire dalla tristezza è quello di compiere un’azione altruistica. Esistono, infatti, due tipologie di altruismo. La prima, definita endocentrica, che ha come scopo quello di preservare o aumentare la propria immagine positiva- La seconda, detta esocentrica, che è invece rivolta a un altro individuo e ha lo scopo di migliorare la sua situazione.
Entrambe queste tipologie portano all’eliminazione della tristezza. La prima, attraverso il desiderio di autorealizzazione o di auto rinforzo, infatti fin da piccoli si impara che l’altruismo è una cosa buona. La seconda, attraverso la cessazione della sofferenza da empatia e l’appagamento del senso di giustizia.
MANIFESTARE LA TRISTEZZA
In taluni ambienti la gestione della manifestazione esteriore ovvero regolare le apparenze è importante. Ad esempio in ambito lavorativo, manifestare la propria tristezza può essere utile e proattivo, ma può essere la causa di esclusione sociale. Venire etichettati: “È sempre triste!”, può significare essere tenuti lontani in quanto portatori di emozioni negative.
Se dopo un evento pervasivo e vissuto come gravoso, si cade in una condizione di tristezza possiamo usare varie modalità. Se non ci si sente ancora in grado di agire e non c’è ancora il necessario distacco emotivo da quello che è successo. Meglio optare per una strategia di dilazione temporale. Dedicandoci a qualcosa che siamo certi ci piaccia e che sia poco impegnativa in termini di energie richieste.
Tale tempo può aiutare a fare chiarezza su quello che abbiamo veramente provato di fronte all’evento negativo che è alla base della nostra emozione. Questa è la fase in cui parlare con qualcuno potrebbe essere molto utile. Tanto per entrare più in profondità che per inquadrare in modo diverso l’evento scatenante. Verbalizzare i motivi di un’emozione negativa è un esercizio cognitivo ed emotivo impegnativo.
Obbligarci ad organizzare l’accaduto e le emozioni provate in modo razionale può attivare una diversa valutazione. Magari ci rendiamo conto che forse le motivazioni scatenanti non sono così pressanti come le avevamo vissute. Per arrivare infine, alla rivalutazione dell’evento in cui ci sentiamo pronti per fare le proprie scelte in consapevolezza senza modalità reattive che obbligherebbero a compensazioni emotive.
GLOSSARIO:
Tristezza e depressione
Occorre distinguere tra tristezza e depressione, perché spesso il secondo termine viene usato a sproposito. Si tratta di stati mentali profondamente diversi. La tristezza è, infatti, il risultato di una valutazione di impotenza di fronte a un fatto circostanziato; come ogni emozione, mette a fuoco un evento specifico e ha una durata, lunga o breve, ma definita. La depressione, al contrario, è uno stato patologico, cioè una malattia, che di solito fa seguito a una perdita importante (divorzio, licenziamento, ecc).
Burnout
È un termine inglese che significa ‘bruciare completamente’, in senso lato, non essere in grado di fare più nulla. È uno stato di esaurimento fisico ed emotivo, combinato con sentimenti di assenza di speranza. Tutto è vissuto come inutile. I sintomi sono simili a quelli della tristezza, ma si tratta di qualcosa di diverso. Il burnout è causato da un periodo di forte stress lavorativo, in cui si è costretti a vivere una ultra attivazione delle proprie capacità. Gli effetti possono essere di esaurimento, perdita di voglia di lavorare e di fiducia in se stessi.