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Tristezza

La tristezza è un’emozione complessa, in quanto è caratterizzata da molte sfumature: si può essere tristi perché fuori piove o per la perdita di una persona cara. Il range emozionale legato alla tristezza è molto ampio, infatti alcuni psicologi ritengono che la tristezza vada articolata in più emozioni. Esiste un denominatore comune che unifica le varie tristezze ed è relativo al concetto di perdita: di una persona, di una possibilità, di un oggetto, ecc.

La tristezza è un’emozione interessante, ma oscura. È definita dal suo antecedente più tipico: la morte di una persona cara o, in generale, la perdita dell’ “oggetto di attaccamento” per l’individuo. Malinconia, mestizia, angoscia, impotenza, dolore, infelicità, affanno sono tutti termini che ci aiutano a comprendere il significato di questa emozione.

TRISTEZZA: RIMORSO -DELUSIONE

Tra lo spettro di emozioni esistenti la tristezza è opposta alla gioia e la si colloca vicino a rimorso (tristezza+schifo) e delusione (tristezza+sorpresa). Tale vicinanza ci suggerisce che la tristezza si polarizza a: seconda della sua causa profonda. Il rimorso è, da una parte, la tristezza che proviamo di fronte a un errore commesso. Siamo tristi perché pensiamo che non avremmo dovuto rispondere in modo sgarbato al nostro interlocutore. Dall’altra parte, invece, la delusione è la percezione di una mancanza, non prevista, di qualcun altro. Siamo tristi perché ci aspettavamo un riconoscimento, ma non c’è stata alcuna parola di lode.

A che cosa serve la tristezza?

Questa emozione ha una funzione indispensabile nel rallentare le attività corporee di fronte all’evento attivante. Questo consente di avere un tempo più dilatato per osservare con maggiore attenzione il problema. Per raccogliere tutte le energie: il nostro corpo reagisse ad un evento chiudendosi su se stesso. Lo scopo è aggregare le proprie forze residue, analizzare con cura la situazione e quindi rispondere.

Ad esempio, alla sera arrivati a casa dopo una giornata problematica sul lavoro, ci chiudiamo in noi stessi impedendoci di fare alcunché. Ma il giorno dopo, al suono della sveglia, ci rialziamo con nuove forze, pronti a tornare a lavorare, come se il periodo di inattività fosse servito per ricostruire le nostre energie sia fisiche che cognitive.

L’altro ruolo fondamentale della tristezza è che serve a rafforzare i legami sociali. Le persone tristi, generalmente, spingono gli altri a comportamenti pro-sociali. Come il cercare di risollevare il morale condividendo l’emozione, sino al tentativo di risolvere le cause della tristezza. Insomma, difficilmente, nella vita privata come sul posto di lavoro, possiamo esimerci dall’aiutare qualcuno che si mostra triste.

La tristezza, inoltre,  viene spesso associata a situazioni di insuccesso, difficoltà, senso di incapacità. Spesso condizioni legate a macro-eventi  come la perdita del lavoro o quella di una persona cara che non sono certo all’ordine del giorno. Ma comunque tali da mettere in discussione l’equilibrio emotivo della persona che vive questa emozione.

IL PROCESSO EMOZIONALE DELLA TRISTEZZA

Il percorso emotivo che conduce alla tristezza si attiva con un evento stimolo che è la causa di tutto il processo emotivo. Tali situazioni possono essere individuate in eventi luttuosi  come morte, divorzio, licenziamento, ecc.  E a eventi legati a una perdita di autostima nelle proprie capacità o potenzialità oppure di fiducia negli altri.

L’abbassamento dell’autostima può generarsi da un fallimento personale o lavorativo. Oppure dalla convinzione di essere inadeguati o incapaci di ottenere il risultato a lungo desiderato. Dando origine alla sensazione di non essere credibile o affidabile ed incidendo in modo negativo sull’identità della persona.

La delusione derivante dalla perdita di fiducia negli altri per un tradimento oppure il sentirsi rifiutati originano una tristezza profonda. Tale da produrre comportamenti  che se ben interpretati sono un campanello d’allarme. Infatti, può essere il segnale di un disagio più ampio.  In quanto, investe tutto il sistema di relazioni sociali, portando lentamente all’isolamento e all’alienazione.

La valutazione dell’evento: dimensione temporale

La modalità attraverso cui si attiva internamente una valutazione degli accadimenti, inducendo tristezza, si differenzia da persona a persona. I fattori che si aggiungono sono il contesto di riferimento e la dimensione temporale. Ma tutti in grado di influire sull’intensità dell’emozione provata oltre che sulla sua durata. Infatti, la tristezza è una delle manifestazioni emotive più persistenti e difficili da eliminare. Poiché è in grado di influire direttamente sui processi cognitivi condizionandoli

Se una persona è orientata al passato, di fronte all’evento scatenante vengono considerati e messi a fuoco solo gli aspetti negativi. Se la valutazione è orientata al presente, la focalizzazione è sulla propria presunta incapacità di cambiare gli eventi, avvertendo impotenza. Ad esempio, di fronte ad una critica ci si sente incapaci di reagire e di motivare le proprie scelte. Se l’orientamento è verso il futuro la visione è pessimistica, in quanto proiezione negativa delle proprie capacità verso nuove situazioni. Ad esempio, di fronte a una sconfitta, ci si percepisce come perdenti e non ci si ritiene capaci di affrontare nessun problema.

La valutazione dell’evento: contesto

Anche il contesto entro cui viviamo è in grado di influenzare profondamente la tristezza. Un ambiente familiare o di lavoro allegro è in grado di modificare la percezione, ricollocando diversamente le priorità e modificando i meccanismi valutativi in modo positivo. Al contrario, un ambiente “depresso” può influenzare negativamente anche il più ottimista degli ottimisti.

Infine, tra gli elementi in grado di influenzare la tristezza ci sono anche le reazioni fisiologiche. Ad esempio, il periodo autunnale tende a generare tristezza: il nostro corpo, per abituarsi alla temperatura fredda, produce ormoni e neuro-trasmettitori per favorire l’adattamento a temperature basse.

La valutazione cosa produce

Terminata la valutazione cognitiva della situazione l’azione è spesso inibita.  Sia che riguardi se stessi:  provando rimorso rispetto a quello che si sarebbe potuto fare.  Sia che riguardi gli altri: avvertendo delusione rispetto a un esito sorprendente o inaspettato delle nostre previsioni.

Il corpo si fa automaticamente carico della sensazione di colpa che spesso accompagna la tristezza, come se il mondo e la persona fossero avvolti da una nube nera che esclude da tutto. La tristezza scaricandosi sulla nostra fisiologia di manifesta. Le spalle sono rialzate o cadenti, si tenta di scomparire, gli arti superiori vengono orientati in avanti. Il viso mostra l’imbarazzo, il tono della voce diventa alto e frequente o basso e rallentato. Per quanto la persona ritenga di controllare la situazione, di fatto, questo stato di malinconia si insinua nel soma anche irrimediabilmente.

APPROCCIO AGGRESSIVO – PASSIVO

La manifestazione della tristezza include una tendenza all’inattività e all’immobilità del proprio corpo. Il corpo è specchio del blocco cognitivo a cui il pensiero è sottoposto.  La tristezza è accompagnata spesso da un senso di freddo diffuso, causato dalle modificazioni fisiologiche in corso.  La testa è inclinata verso il basso, così come gli angoli della bocca. La postura è orientata a occupare meno spazio possibile, come se il corpo cercasse di chiudersi su se stesso.  Il tono di voce è grave e mesto, con lunghe pause e un ritmo rallentato.

Il confronto con la collera non potrebbe essere più antitetico.  Anche se in realtà entrambe le emozioni si configurano come una richiesta di aiuto e di attenzione rivolte all’altra persona. La rabbia, infatti, utilizza un approccio aggressivo per forzare una reazione nell’interlocutore.  La tristezza ne usa invece, uno completamente passivo, ma per realizzare lo stesso obiettivo. L’anima della tristezza (per approfondire)

LE REAZIONI COMPORTAMENTALI

Le reazioni comportamentali tipiche della tristezza, ovvero le azioni manifeste che seguono all’esternazione dell’emozione, sono:

  • isolamento: si rifiutano i contatti con le altre persone che, in qualche modo, hanno causato l’emozione;
  • abbandono dei tentativi di modificare la situazione: si smette di reagire e si subisce la situazione negativa che si è venuta a creare;
  • apatia: anche le altre azioni vengono investite dall’emozione e ci si ritrova incapaci di intraprendere nuovi progetti;
  • difficoltà a compiere anche le attività di routine: la tristezza arriva a colpire anche le attività più comuni, che si bloccano a loro volta.

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