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Il potere nascosto degi iper sensibili

Parlare di potere degli Ipersensibili appare strano. Ma Christel Petitcollin ci accompagna a comprendere che le Persone Altamente Sensibili (PAS) hanno un potere. Non lo sanno e quando lo imparano lo rifiutano. Una stranezza? No! Dopo tanti anni di negazione di sé ciò che emerge è l’accettazione di essere sbagliati.

Rifacendosi all’Ascolto Marziano di Eric Berne l’autrice descrive il senso di sfasamento tra se stessi e l’ambiente circostante. Soffermandosi  sulla perdita di stima di sé e il surriscaldamento mentale. Aspetti che caratterizzano l’iperestesico o ipersensibile. Le sue parole o frasi chiave sono:  “sento di non essere compreso”, “mi sembra di venire da un’altra galassia”, “penso troppo, vorrei che la mia testa si spegnesse”, “tutti mi dicono che sono troppo complicata/o” etc

Lo schema usato dalla psicoterapeuta francese li descrive come degli Iper affettivi, Iper empatici. A cui aggiunge anche  l’iper lucidità ed iper efficienza mentale, senza tralasciare la telepatia. Per l’ipersensibile è naturale indovinare lo stato emozionale, le aspettative o i pensieri di una persona. Aspetto interessante, ma per gli altri può essere destabilizzante. Inoltre, il PAS pensa che “se io colgo velocemente gli altri anche io sarò compresa subito”. Ma questo non è vero sempre, non tutti sono così ‘attrezzati’.

IPER EFFICIENTI MENTALI

Chi mai direbbe che essere intelligenti possa far soffrire e rendere infelici? Soffermiamoci ora su uno degli aspetti descritti dall’autrice ovvero l’iper efficienza mentale, perché gli ipersensibili:

  • non si riconoscono intelligenti.
  • definiscono la loro mente un ‘tormento’ in quanto portatrice di domande e dubbi.
  • rifiutano la loro acuta consapevolezza delle cose, i sensi troppo sviluppati. Desiderano solo ‘fermare il loro cervello’ che va troppo veloce.
  • si sentono diversi, feriti, incompresi soffrono di questo loro sentire che cozza con le aspettative provenienti dal mondo circostante.
  • desidererebbero condividere, interagire, ma il flusso mentale e il parlare hanno tempi differenti ed allora balbettano. Cercano di essere esaustivi, ma inciampano con le parole ed allora decidono di tacere. Si ritirano in un guscio piccino con una mente sovraccarica di informazioni e sensazioni.
  • lamentano il bisogno di certezze e di stabilità. Ma la mente produce domande rendendoli incerti ed insicuri, costantemente alla ricerca di risposte e conferme.
  • sono particolarmente severi e critici con se stessi. Atteggiamento che aumenta quando confrontandosi con gli altri, si accorgono che solo loro hanno visto o percepito. L’effetto è l’arrovellamento mentale “e se fossi io sbagliato?!”

UN BARILOTTO COLMO DI POLVERE DA SPARO

L’immagine del barilotto colmo di polvere da sparo che al minimo urto può esplodere è pertinente. Quel barilotto è stracolmo di rabbia, frustrazione, impotenza, ma anche di afflizione e di sofferenza. Christel Petitcollin afferma che “gli iperefficienti intellettivi si ritrovano a dover scegliere tra l’autismo e la rivolta”.

L’ipersensibile oscilla tra fantasticherie e delusioni, tra ingenuità e disperazione. Cercare di ascoltare meno la loro vorticosa mente, come viene suggerito, è impossibile. Accettare l’imperfezione del mondo, è impossibile. Rivolgersi ad uno professionista è un incubo per paura di essere considerato anormale o patologico.

Fin da bimbi gli ipersensibili vengono classificati come bimbi difficili o problematici, definiti iperattivi o incapaci di concentrarsi o dis-qualcosa. Da adulti la cosa non va meglio. Un cervello multitasking che li fa muovere da una realtà all’altra li rende ancora più incompresi ed etichettati come disfunzionali. Un ipersensibile non è disfunzionale. E’ un iperefficiente mentale. È una persona con un ‘cervello destro dominante’.

VUOTO IDENTITARIO

Come è possibile avere un’idea precisa di se stessi se chi ti circonda non ti capisce? Il sentirsi, fin da piccoli, diversi ed incompresi crea le basi per un malessere. Tale condizione definisce il ‘vuoto identitario’ in cui molti ipersensibili vivono. Come è possibile sviluppare fiducia in se stessi quando si ci sente sempre inadeguati?

Ciò ci proietta nella quotidianità dell’ipersensibile ovvero nel suo ‘vuoto identitario’. In quella immagine frammentata che l’ambiente circostante è in grado di restituirgli. Una identità costituita essenzialmente dalla stranezza e anormalità. Ma questo è ciò che è restituito dagli occhi degli altri. Senza tener conto minimamente delle loro caratteristiche intrinseche, ma indirettamente producendo effetti nocivi.

Nel PAS l’autostima è spesso bassa. Poi c’è la profonda difficoltà di accettare che il mondo non è perfetto. Fatica ad accettare le proprie limitatezze. Non valorizza i propri risultati che risultano essere sempre troppo lontani da ciò che aveva in mente. In sostanza, tra i propri maggiori nemici c’è se stesso. A cui si aggiunge la paura del rifiuto sociale. Questa insieme alla paura dell’abbandono definiscono la scelta di adattamento incondizionato.

RELAZIONALITA’ DIFFICILE

I rapporti interpersonali sono spesso difficoltosi. Le interazioni degli ipersensibili sono caratterizzate da sensazione di imbarazzo, da gaffe che fanno perdere loro spontaneità. Attiva una iper vigilanza sulle loro azioni o su quanto dicono per evitare imbarazzi futuri. Ulteriore difficoltà nasce dalle eccessive aspettative, infatti sono convinti che la relazione sia fusione con l’altro. Ma ciò apre a delusioni anche cocenti. Sono gli “assoluti senza eccezioni” che prepara il terreno a cadute vertiginose.

Questa modalità è attribuibile al fatto che essi non hanno avuto modo di adattare le loro aspettative nei rapporti relazionali. In quanto isolati ed incompresi hanno costruito intorno a loro un mondo che non corrisponde al vero. Il non aver progressivamente modulato il proprio Codice dei Valori e delle Priorità li porta ad essere preda di manipolatori.

Molto interessanti le sentite pagine dedicate alla dipendenza psicologica che rende gli ipersensibili facili prede. Infatti, l’autrice rileva che i tratti della vittima sono facilmente attribuibili anche agli ipersensibili. La loro struttura mentale è tale da renderli facilmente influenzabili psicologicamente. Ciò in forza di quel vuoto identitario che è facilmente captato e fruttato dai manipolatori.

PER NON ESSERE PIÙ FACILI PREDE

La Petitcollin suggerisce alcuni passaggi per aiutare l’ipersensibile a smettere di essere facile preda di narcisisti perversi:

  • 1° STEP – AMMETTERE CHE LA MALEVOLENZA ESISTE questa ammissione è un passaggio fondamentale in quanto per l’iperestesico ‘tutti sono buoni. Non si può essere cattivi gratuitamente
  • 2° STEP – AMMETTERE LA TOTALE ASSENZA DI SENTIMENTI NEI PERVERSI accettare che il loro agire sia frutti di calcolo. È necessario prima o poi fissare dei limiti alla propria gentilezza, smettere di firmare degli assegni relazionali in bianco.
  • 3° STEP – CONTENERE/SI è giunto il momento di farsi delle domande per prendere confidenza con la propria gentilezza ad es. Quando la mia gentilezza diventa stupidità? Quando la mia gentilezza diventa sottomissione? Quando obbedisco all’altro invece di rispettarmi?
  • 4° STEP – PRENDERE CONFIDENZA CON LA PAURA DEI CONFLITTI ad es. Quando la mia gentilezza diventa viltà? La mia paura del confronto sta forse prendendo il sopravvento?
  • 5° STEP – CONOSCERE LA PROPRIA ASSERTIVITA’ attraverso una domanda es. questa persona merita la mia gentilezza?
  • 6° STEP – EVOCARE IL RISPETTO PER SE “Mi spiace proprio non posso. Io sono io e tu sei tu”
  • 7° STEP – ACCETTARE CHE NON TUTTI POSSONO CAMBIARE quindi non ha senso sprecare tempo e energia per chi sta bene come è: i manipolatori non cambiano.

IN SINTESI

È un libro che suggerisco sia agli ipersensibili che a chi vive con loro. Gli argomenti trattati in IL POTERE NASCOSTO DEGLI IPERSENSIBILI da Christel Petitcollin sono molti. Ognuno è interessante per conoscersi meglio e per giungere a cogliere come l’ipersensibilità sia un dono più che una disgrazia. L’ipersensibilità è un potere vero e proprio. Ciò che spetta a tutti noi Ipersensibili è prendere confidenza con noi stessi e cominciare ad integrare queste conoscenze. Senza troppi dubbi o ripensamenti. Ma per donare al mondo quel senso di Bellezza e Gentilezza che ci caratterizza.

 

 

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