Ci sono frasi che talvolta risuonano nella mente che come una goccia scava la pietra. Una di queste, tratta dal Talmud, è “Se non io, chi?”. Ciò che emerge è il richiamo al RISPETTO DI SE STESSI ove la serena visione di sé passa per sapere chi si è veramente.
Ogni essere vivente quando nasce porta con sé aspetti limitanti ed espansivi. Nasciamo con un patrimonio genetico sia in funzione a caratteri fisici che a tendenze psicologiche. Tutto ciò appare mescolato in modo caotico. In aggiunta anche il contesto ambientale e il momento storico ci evocano di ‘nascere’ a noi stessi. Infatti, il nostro compito, che occupa l’intero percorso di vita, è di diventare ‘ciò che si è’.
ALLA SCOPERTA DI SE STESSI
Questo compito non è semplice. Tale lavoro rappresenta il senso di tutta una vita. In sostanza, i genitori danno alla luce i propri figli, ma spetta ai figli scegliere di ‘essere ciò che si è’. Quando nasciamo la famiglia, i parenti, gli amici e la società ci definiscono ed indirizzano. Per poter realizzare noi stessi è indispensabile conoscersi, diventare il più possibile stabili sui propri piedi, quindi volare. Pertanto, appare indispensabile prendere le distanze da ciò che pensiamo di sapere. Facendoci delle domante: “Chi sono io?” “Qual è la mia natura profonda?” “Cosa non mi appartiene, ma mi è imposto?”.
ESSERE OSSERVATORI DI SE STESSI
Per riuscire a prendere le distanze e diventare un Osservatore occorre originare uno spazio psichico entro cui essere conosciuti, accolti e integrati. Assagioli considera la Disidentificazione una tecnica importante per imparare ad essere registi della propria esistenza. Per porre progressivamente basi solide, per emanciparsi da automatismi e coazioni a ripetere comportamenti non soddisfacenti. Ma imparando a produrre e integrare in se stessi un maggiore livello di autonomia ed assertività. Presupposto fondamentale di tale tecnica è la conoscenza e l’accettazione di ciò che possiamo osservare dall’esterno.
Questa attività di auto-osservazione ci mette in contatto con la nostra condizione interna. Il ‘guardarsi’ con attenzione, l’essere presenti a se stessi senza giudizio aiuta ad allontanarsi da un Ego obsoleto. Avvertendo un senso di pacificazione crescente che fa da veicolo alla serenità. Rallentare le attività mentali, lasciare scemare lo stress quotidiano apre la porta ad uno spazio interiore profondo. A quel Centro Unificatore mediante il quale è possibile conoscere la propria natura originaria ed immutabile. Uno luogo in cui una mente acquietata permette di assaporare la ‘libertà dei saggi’.
Fare un lavoro su di sé può comportare dei sacrifici e richiedere adattamenti progressivi. La serenità che tale attività può produrre è tale da promuovere la sensazione di ‘dare alla luce se stessi’ ovvero diventare ciò che si è. Pertanto, “Se non ora quando?” può essere il richiamo del Talmud, all’azione consapevole di mettere al mondo se stessi.
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