“Come posso fare per rendermi non-felice?” questa domanda è il light motiv del libro di Paul Watzlawick “Istruzioni per rendersi infelici”. Molti sono gli psicologi che si adoperano per educarci alla felicità. Qui siamo dinnanzi ad un paradosso. Infatti, Watzlawick ci invita a perseverare nell’essere infelici, visto che lo facciamo con tanta maestria. Ovviamente questa è una provocazione! In sostanza, siamo noi che creiamo delle trappole per essere infelici anche se, purtroppo, siamo noi la preda
“COME POSSO CREARMI UN PROBLEMA?”
SII FEDELE A TE STESSO
1 PRECETTO) Ciò che mi ha colpito nelle prime pagine del libro è questa frase “prima di tutto, sii fedele a te stesso…”. Ciò per trattare un argomento annoso: ‘ ci si può creare l’infelicità anche nel chiuso della propria mente’. Possiamo rivolgere la nostra disapprovazione a chi ci circonda, incolpando questo per una cosa e l’altro per un’altra. Ma ciò su cui l’autore chiama la nostra attenzione, è su come progressivamente diventiamo nemici di noi stessi. Proiettare sugli altri tutto quello che disapproviamo, pensando che il nostro punto di vista è l’unico valido, ci porta a vivere una vita infelice.
È stabilendo, con massima convinzione, che il proprio punto di vista è la verità di riferimento. È dal scegliere come deve essere la vita, piuttosto del come è che si instaura un comportamento fedele a principi statici. Finendo per rifiutare ogni possibile e ulteriore valutazione, in quanto significherebbe tradire se stessi. Ciò anche a dispetto del fatto che essere maturi significa fare ciò che è giusto indipendentemente da chi lo consiglia.
IO SONO FEDELE AL PASSATO
2 PRECETTO ) Il passato può essere una fonte di infelicità. Se il ricordo del passato è fonte di sofferenza, insicurezza, inadeguatezza, stabile di utilizzare tali reminiscenze diventa una inesauribile fonte di tristezza. Paradossale l’invito rivolto a chi ha rotto una relazione amorosa: se non si vuole lasciare il passato alle spalle le soluzioni sono due. La prima, isolarsi in attesa di ricevere una possibile potenziale telefonata dall’ex partner. La seconda, iniziare una nuova relazione con una persona simile. Garantendosi un percorso amoroso destinato alla sofferenza, seppur diversa questa relazione possa apparire all’inizio.
TROPPO TARDI. ORA NON LO VOGLIO PIU’
3 PRECETTO ) La formula ‘Troppo tardi. Ora non lo voglio più’ è un’altra trappola per l’infelicità. Vedersi riconosciuto un torto ed imporsi di rimanere indignata, comporta l’impedirsi di guarire da una antica ferita. Ciò è il risultato di un adattamento a conoscenze precostituite. Ripetere ciò che andava bene in un passato più o meno lontano, significa non voler affrontare e risolvere il disagio o il senso di colpa. Significa non assumersi la responsabilità del presente.
In sintesi, il vantaggio di essere fedele al passato può garantire la non attenzione al presente. L’orgoglio ostinato e il credere che non c’è altra soluzione se non quella precostituita apre, ironicamente, le porte alla non-felicità. Fare un cambio di prospettiva può far rilevare che ‘forse’, c’è anche qualche occasione di non-infelicità da poter vivere. Lasciarsi andare inesorabilmente al pessimismo del passato esclude la possibilità di incrociare varie ‘specie di novità’.
AUTOSUGGESTIONE
Una delle trappole per essere infelici, utilmente spiegata nel XIX secolo da Emile Couè (per approfondire) è l’autosuggestione. Per comprendere meglio è utile narrare la storia dell’uomo col martello. Questo signore deve appendere un quadro al muro, ma non ha il martello. Pensa di rivolgersi al vicino. Ma comincia a crearsi uno tsunami di immagini mentali che lo convincono che il confinante gli rifiuterà il martello. Fino a quando, preso dall’ira va dal vicino, ‘e ancor prima che questo abbia il tempo di dire ‘Buongiorno’, gli grida: ‘Si tenga pure il martello, villano!’”
Per la creazione dell’infelicità è utilissimo urlare in faccia a qualcuno, l’ultimo ‘anello di una lunga e complicata catena immaginaria’. Il cui ruolo è solo nella mente dell’ideatore. Uno speciale training mentale che, spesso neppure chi lo pone in essere ne è pienamente consapevole. Ma l’effetto è garantito!
“COME CREARE UN PROBLEMA ETERNO?”
ATTI DI SUPERSTIZIONE
L’ostinazione a scansare un problema può apparire, nell’immediato, la soluzione più logica, anche se, ci si garantisce il persisteste della difficoltà. Se questo atteggiamento è sufficientemente reiterato nel tempo, ci si può convincere che questa scelta è quella più giusta per non soffrire. Evitando magari, di verificare e constatare che quel problema non esiste più.
L’applicazione di tale tecnica crea delle superstizioni o convinzioni a cui si crede, adoperandosi con solerzia a coltivarle. Se una persona si convince di essere il zimbello dei colleghi, i suoi atteggiamenti saranno tali da alimentare questa tensione interna, senza accorgersi di nutrire una ‘verità auto avverante’. “La profezia dell’evento porta all’avverarsi della profezia.”
ATTENZIONE ALL’ARRIVARE
‘Arrivare’ può essere la metafora del raggiungimento della meta, ma può anche significare di non avere più nulla verso cui ‘andare’. “Lo scopo non ancora raggiunto è più desiderabile, romantico e luminoso, di quanto possa esserlo quello a cui si è già arrivati”. Si esce dall’illusione e dall’idealità del progetto a cui ‘arrivare’. Infatti una volta concretizzato il desiderio si impatta con le difficoltà che la nuova realtà porta. L’auspicata serenità ad esempio del pensionamento è un incanto che sparisce in fretta, perché le cose non vanno diversamente.
“SII SPONTANEO!”
Tra le trappole per essere infelici questa è curiosa: come è possibile essere spontanei a comando? È impossibile obbedire ad un ordine così perentorio, mantenendosi spontanei. È possibile essere spontanei se agiamo di propria iniziativa. Non è possibile esserlo a comando! Pretendere che una persona spontaneamente si innamori di me, solo perché lo desidero è impraticabile. Aspettarsi che la figlia frequenti volentieri un liceo scientifico, mentre desidera andare all’istituito artistico, è una aberrazione.
La credenza secondo cui “è tuo dovere non fare nulla di piacevole” oppure “devi farti piacere il tuo dovere” sono pretese che portano al fallimento sia per chi le vanta che per il mal capitato di turno. I comportamenti manipolativi nella relazione possono diventare un crescendo di accuse, recriminazioni, sensi di colpa, inadeguatezza e vittimismo fino a stati depressivi. “Non ha alcuna importanza che il paradossale ‘Sii felice!’ lo si prescriva a se stessi o sia imposto dagli altri.” Tale richiesta, a ben vedere, non è altro che una variante di “Sii spontaneo!”.
IN SINTESI,
per garantirsi la costruzione di trappole per essere infelici ha senso far in modo che la mano sinistra non sappia cosa fa la mano destra. Se facciamo riferimento alla teoria dei giochi elaborata da matematici ed economisti possiamo meglio cogliere il significato di ciò. Se ci riferiamo al gioco a somma zero ci sarà un giocatore che vince e uno che perde. Quello a somma diversa da zero la vincita e la perdita non determinano un pareggio come risultato, ma un esito non uguale a zero. (per approfondire).
Nelle relazioni tra umani il gioco a somma zero garantisce la rovina ai due malcapitati, magari lentamente e in lunghi anni di difficile convivenza. I partecipanti a tale gioco, accanendosi nell’idea di poter vincere, non si rendono conto che intanto la vita può aver deciso diversamente. “Perché è così difficile rendersi conto che la vita è un gioco a somma diversa da zero?” si chiede l’autore. È complicato rispondere, anche perché ciò chiede di accorgerci che vincere assieme agli altri da più soddisfazione. Inoltre, accettare di giocare ad un gioco a somma diversa da zero aiuta ad armonizzarsi con l’unico avversario veramente decisivo: la vita. Ecco perché attraverso paradossi e humour possiamo comprendere cosa fare per smettere di crearci delle trappole per essere infelici.