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La rabbia

Tra le emozioni negative rabbia, collera ed ira occupano un posto di rilievo.  A molti è capitato di vedere in lontananza una persona aggressiva e decidere di ‘girare al largo’. La rabbia suscita diffidenza. La associamo facilmente a comportamenti violenti ed aggressivi.  Ma è, anche,  attraverso la rabbia che ci attiviamo per far rispettare i nostri diritti o promuovere cambiamenti intorno a noi.

EMOZIONE: RABBIA

Le emozioni (per approfondire)  sono uno strumento per proteggere e migliorare la vita. Ci forniscono indicazioni su ciò che è giusto per noi oppure ciò che è pericoloso. Conoscerle e comprendere che non sono solo negative può essere di aiuto per incamminarci verso la loro gestione. Il primo passo, in tale direzione, è accettare che la rabbia non è né buona né cattiva. È il modo attraverso cui la si esprime che fa la differenza. Imparare a maneggiare la rabbia è utile, sia quando siamo noi ad essere arrabbiati, sia quando abbiamo a che fare con chi è in collera.

EMOZIONE PRIMARIA

È una emozione fondamentale per la  vita, infatti si rilevano le sue prime avvisaglie già nel bambino tra i 4 e 7 mesi di vita. La manifestazione espressiva e la modificazione fisiologica di chi esprime questa emozione è alla base di specifiche tendenze all’azione.  Socialmente tutti sappiamo che è scoraggiata, quante volte ci siamo sentiti dire o abbiamo esortato qualcuno dicendo ‘Non ti arrabbiare!’. La rabbia suscita diffidenza. La rabbia, da una parte,  attiva una serie di funzioni fisiologiche tipiche.  Allertando il corpo ad assumere comportamenti reattivi e combattivi dinnanzi ad una minaccia. Mentre, dall’altra, esprimere la rabbia può aiutare a ‘marcare il territorio’ nei confronti di chi si dimostra invadente.

PROPELLENTE EFFICACE

Alla luce di ciò è naturale affermare che la rabbia, se gestita, è un propellente efficace. La rabbia può assumere valenze positive nelle nostre interazioni con l’ambiente. Può aiutare ad affrontare gli ostacoli che incontriamo sulla strada. Per trovare con maggiore determinazione una soluzione ai problemi e motivare a reagire alle ingiustizie e alle discriminazioni.

Nella mia pratica di counselor con Persone Altamente Sensibili (per approfondire) noto che è, attraverso un moto stizzoso di collera, che si diventa ‘paladini di un valore disatteso’. Il valore della giustizia è per loro molto importante. In questo caso la rabbia è un vera e propria molla che attiva queste persone spesso riservate, ad uscire dal loro mondo per aiutare. L’aiuto può assumere forme disparate: fermare l’auto e soccorrere  una vecchia signora ad attraversare la strada, rimproverare il narcisista di turno in fila alla posta, ascoltare i deliri di una donna afflitta da turbe psichiche nell’attesa arrivino aiuti o cercare di dividere chi si sta aggredendo.

LA RABBIA COMUNICA UNO STATO D’ANIMO

Come ogni emozione anche la rabbia comunica qualcosa. In questo caso, è l’urlo di uno stato d’animo caratterizzato da disagio, tensione, irritazione, aggressività o disprezzo. Se in una famiglia o in un ambito lavorativo le persone sono arrabbiate è evidente che quell’emozione è un segnale. Un’emozione è sempre per qualcosa che è accaduto o, ancora meglio, per qualcosa che si ritiene sia accaduto.

Ogni emozione ha un suo percorso  che parte da un antecedente emozionale ed arriva alla risposta emotiva vera e propria. Quando avvertiamo che un bisogno o un desiderio non sono soddisfatti, a livello percettivo ci sentiamo dinnanzi ad un ostacolo. Se questo assume anche il carattere di una imposizione sentiamo crescere internamente un senso di delusione. La delusione, che presuppone il ‘sentirsi presi in giro’ nelle nostre legittime aspettative, può trasformarsi nel sentire violata la nostra persona.

Se mi aspettavo che i miei genitori mi pagassero un viaggio in Nuova Zelanda dopo la laurea. Oppure desideravo compiacere un collega che poi mi ha accusata di non aver fatto un buon lavoro.  Ovvero che i vicini di casa non facessero schiamazzi in piena notte, dovendomi alzare presto per andare al lavoro. In tali esempi  notiamo che desideri o aspettative sono delusi. Ma ci possiamo anche render conto che, in realtà, sono le persone l’oggetto della rabbia. La rabbia suscita diffidenza proprio alla luce della matrice che la determina.

VALUTAZIONE DI UN EVENTO

Il motivo che attiva la rabbia è la valutazione dell’evento. Se quella situazione è avvertita come danneggiamento alla propria autostima (per approfondire). E si ritiene che l’azione compiuta sia stata volontaria o comunque evitabile, il risultato emotivo è la rabbia. Se col collega stabiliamo di finire un lavoro per una certa data e mi accorgo che i dati fornitimi sono incompleti e non corretti, si attiva un meccanismo di valutazione.  Mi rendo conto che quel lavoro,  necessario per l’acquisizione di un nuovo cliente, non è completo e avverto un ‘danneggiamento dell’autostima’(per approfondire). L’attivarsi della funzione cognitiva in parallelo a quella emozionale, mi può convincere che il collega lo ha fatto intenzionalmente (azione volontaria) o che è stato troppo superficiale (azione volontaria).

AZIONE PER REAZIONE

A questo meccanismo automatico di valutazione primaria segue quello di valutazione del contesto. Analisi volta a verificare come esprimere la mia rabbia e se è conveniente fare esternazioni. Poiché la rabbia suscita diffidenza si tende a fare attenzione cercando di controllarne le manifestazioni.  Altrettanto velocemente entrano in gioco le display rules o regole di esibizione. Quanto a dire le convenzioni sociali che suggeriscono quale sia il modo migliore e socialmente condiviso di mostrare la rabbia a chi l’ha causata.

È dopo tale processo, spesso semi-conscio, che si apre il gioco all’azione dell’attacco o fuga.  Da un punto di vista fisiologico la collera è universalmente conosciuta. L’espressione del viso è eloquente: le sopracciglia si aggrottano, i denti digrignano, si stringono le labbra, vengono lanciate occhiate fiammeggianti e si spalancano gli occhi. Il corpo si attiva, per prepararsi ad agire: il cuore batte più velocemente, la sudorazione aumenta e il volto diventa rosso.

RABBIA COSTRUTTIVA

Il processo  evolutivo della collera è uguale sul lavoro come in famiglia. Comprendere come è possibile regolarla e come fruirne efficacemente è indispensabile.  Allo scopo di evitare che la rabbia ‘distruttiva’ si impossessi del gruppo rendendo il clima familiare o lavorativo impossibile se non deflagrante. La rabbia suscita diffidenza,  infatti molti sono gli studi fatti per agevolarne la gestione. Si fa riferimento alla rabbia costruttiva,  perché salvaguarda l’autostima personale, il rapporto con l’altra persona senza compromettere i reciproci bisogni.

La rabbia costruttiva o positiva è tale in quanto consente di agire sull’evento scatenante migliorandone la situazione originaria. In aggiunta si attiva un meccanismo di empowerment e di rafforzamento della motivazione. Ad esempio la rabbia positiva è in grado di modificare il comportamento altrui, senza danneggiare l’altra persona. Rinsalda, senza rompere la relazione con la persona con cui ci si arrabbia, rafforzando la posizione e il ruolo entro il gruppo di riferimento.

LA RABBIA COSTRUTTIVA VA MOSTRATA O REPRESSA?

Esprimere la rabbia così come viene al momento, è sbagliato in quanto più è manifestata, più durano i suoi effetti di attivazione nel mente-corpo. Ma anche la totale soppressione ne prolunga la sensazione negativa. Ciò che conta è individuare il giusto modo di manifestare la rabbia agli altri sia per liberarsene in fretta che per non fare danni.

Si può decidere di RITARDARE l’espressione della rabbia per guadagnare un po’ di tempo prima di reagire. Può essere utile un sorriso inaspettato per attenuare i segni fisiologici della rabbia e realizzare abbastanza tempo per scegliere la soluzione migliore al momento.  Abbassato il livello energetico che tale emozione induce, si può passare alla COMUNICAZIONE (per approfondire). È meglio esprimere le proprie recriminazioni parlando di se stessi e delle proprie ragioni, piuttosto che focalizzarsi sugli errori degli altri. Mostrarsi sinceramente EMPATICI è una modalità che avvicina ed abbassa il livello di tensione. Elaborare delle prospettive idonee a fornire chiarimento ed opportunità solutive avvicina all’individuazione di soluzioni potenzialmente soddisfacenti.

AUTOSUGGESTIONE

Un modo costruttivo per educarsi alla gestione della rabbia è di utilizzare la tecnica dell’ANTICIPAZIONE o del “Come se…”. Definire in anticipo delle possibili ‘strade d’uscita’ in situazioni di difficoltà aiuta a gestire meglio stress ed ansia, quindi possibili stati d’animo rabbiosi. Poiché la rabbia suscita diffidenza intervenire sull’inconscio plastico tracciando percorsi ulteriori può supportarci evitando rispecchiamenti spiacevoli.

Se ad esempio si deve collaborare con una collega che fa sempre frecciatine ironiche che disturbano la propria autostima. È utile predisporre anticipatamente possibili  modalità di risposta costruttiva per sentirsi meno vulnerabili. Ponendosi nella condizione di assorbire meno il suo malessere, evitando di assumere comportamenti reattivi sgradevoli. Un training di questo genere mette a disposizione molte frecce al nostro arco. E ciò è vero in tutti gli ambiti del vivere per fronteggiare, regolare e gestire la rabbia.

Per ulteriori approfondimenti:

sequestro emotivo

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