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La comunicazione è qualcosa di cui tanto si parla e scrive, ma purtroppo rimane una ‘sconosciuta’ che ogni giorno incontriamo. Sembra un paradosso, ma pensandoci, quanti sono i film che sviluppano la propria trama sull’assenza di comunicazione? Sono tantissimi e spesso anche molto divertenti nella loro drammaticità.

COMUNICARE da ‘COMMUNICARE

Comunicare, dal latino ‘communicare’ ovvero ‘mettere in comune’, derivato da commune composto da cum-insieme e munis-incarico, dovere, funzione, ufficio:  significa ‘compiere il suo dovere con gli altri’. Già l’etimologia della parola ci sottolinea il suo valore intrinseco e la profondità intuitiva correlata.

La comunicazione presuppone il mettere insieme due o più soggetti in cui uno di questi ha il compito di adempiere un dovere con gli altri. Nasce poi la domanda: se ciò è a favore esclusivo degli altri o è anche un proprio vantaggio, realizzando quindi il ‘mettere in comune’ ad esempio una competenza o un bisogno.

‘METTERE IN COMUNE’

Soffermandosi ancora sulle origini di ‘communicare’ si ha la sensazione di una sorta di trasferimento-movimento di una qualità, energia o competenza. Un ‘mettere in comune’ qualcosa, da parte di una persona, affinché diventi anche patrimonio di altri sembra essere il premessa di base. Presupposto che nell’evoluzione semantica ha trovato compimento nel mettere in comune un’idea, diffondere un pensiero o una ricerca scientifica o una notizia.

Al Direttore Generale di una società è riconosciuta la responsabilità e il ruolo di leader. In termini comunicativi significa, da parte sua, assumere la responsabilità di mettere le proprie capacità al servizio dell’azienda per indirizzarla opportunamente. Se in una coppia il bisogno della moglie, di riceve attenzione da parte del marito, non è ‘messa in comune’ tale necessità sarà disattesa. Se non comunica ciò che le crea disagio al consorte difficilmente si eviteranno gli equivoci, i malcontenti e le incomprensioni.

RESPONSABILITA’

Tale trasformazione richiama ad un’altra parola: responsabile. Il termine responsabile ci rimanda al latino: respondere rispondere, composto di re-indietro e spondere-promettere, più il suffisso -bile che indica facoltà, possibilità. Essere responsabili può riferirsi alla capacità di fornire delle risposte. In altre parole, è l’inclinazione di ‘fare la propria parte’ trovando e condividendo delle risposte.

In una logica di causa-effetto, cercare di comunicare equivale ad assumersi la responsabilità di ‘scegliere’ di dare una risposta. È una consapevolezza che può indurre a ricercare un ascolto attento dell’altro e di sé. Rendendo il relazionarsi non solo una difficoltà e delusione, bensì qualcosa di potenzialmente limpido, sicuro e corroborante.

COMUNICAZIONE INTERPERSONALE

Il comunicare presuppone il mettersi in relazione con un soggetto o pochi altri oppure con una molteplicità di individui. Nel primo caso, si ha la COMUNICAZIONE INTERPERSONALE, nel secondo caso, la COMUNICAZIONE DI MASSA. Alla base della comunicazione interpersonale ci sono due o più persone che entrando in relazione e si scambiano percezioni, emozioni, idee. In un processo di reciproco influenzamento che fa emergere come ognuno interagisca, nella coppia o in gruppo, secondo un sistema circolare.

Il comunicare presuppone il coinvolgimento di persone in una relazione temporanea e/o duratura. Oltre all’assunzione di comportamenti, atti a favorire la trasmissione di un messaggio, che possono essere verbali, non verbali o paraverbali. In riferimento a ciò, si evidenzia come ogni comunicazione sia anche un comportamento che tenda a trasmettere a sua volta un messaggio. Imparare a gestire la comunicazione è ogni giorno sempre più importante sia per relazionarci con gli altri sia per entrare in relazione con sé stessi.

COMUNICAZIONE VERBALE

Nella comunicazione verbale si usa la lingua parlata o scritta. Le parole sono sequenze di simboli attraverso cui, convenzionalmente, si attribuisce e riconosce un dato significato. Se prendiamo la parola “M-e-l-a” vediamo che è data da una serie di consonanti e vocali. Sequenziate e pronunciate nell’ordine indicato rende possibile individuare quel frutto senza confonderlo con altri. In tal modo, chi parla e chi ascolta sanno condivido la medesima conoscenza.

Tale modalità comunicativa che presuppone l’uso di parole, regole grammaticali e sintattiche si concretizza ad un livello di maggiore consapevolezza. Infatti, nella relazione ciascun partecipante attinge dalle conoscenze di cui dispone tendendo ad adattarsi alle modalità della controparte. In quanto normalmente lo scopo ultimo è di rendere il messaggio comprensibile e chiaro.

COMUNICAZIONE NON VERBALE

Essa include ciò che non è verbale o scritto: la gestualità, la postura, la prossemica, l’occupazione dello spazio, il modo di vestire. Se ci si riferisce alla scrittura il non verbale è riferito al supporto usato, il tratto, la calligrafia, il carattere, i colori o i disegni.

Il livello di consapevolezza nella comunicazione non verbale è un po’ meno evidente di quella verbale. Ma ad esempio, una gestualità accentuata che serve a chi la compie per abbassare lo stress, poiché in attesa di fare un colloquio di lavoro, può essere compiuta senza intenzionalità.

In ogni caso, che si sia consapevoli o meno di questo livello, la trasmissione del messaggio si concretizza ugualmente. Ad esempio, una mail descrive moltissimo della persona che l’ha scritta. Ciò è possibile attraverso la stesura del testo, i capoversi, l’attenzione alla forma e ai caratteri. Imparare a conoscere le dinamiche della comunicazione è un tassello fondamentale per gestire le relazioni.

COMUNICAZIONE PARAVERBALE

In questa tipologia di comunicazione ci si riferisce al ‘modo in cui le cose sono dette’. Quindi si pone l’accento sul timbro della voce, la velocità dell’eloquio, dal volume delle locuzioni, dalle pause, dai silenzi. Nella forma scritta, queste modalità possono essere interpretate come la punteggiatura e la lunghezza dei paragrafi o capitoli.

In termini di consapevolezza questa è la meno conosciuta. Infatti, normalmente le persone sono poco attente al paraverbale, ritenendolo poco importante. Di fatto tutti traiamo da questi aspetti molte informazioni sulle intenzioni dell’altro e viceversa. Non è casuale che chi lavora nella comunicazione pone grande attenzione anche al paraverbale per meglio veicolare l’informazione.

IN CONCLUSIONE

La comunicazione interessa tutti gli aspetti dell’esistenza.  Infatti, si parla di comunicazione interrelazione, intrarelazionale, sociale, di massa, aziendale, organizzativa, politica, istituzionale, digitale, analogica, affettiva ed amorosa. Tanti modi per indicare il mettersi in relazione, e sottolineare la grande difficoltà che proviamo nel tentativo di interagire. Come gestire al meglio l’atto di comunicare?

Rispondere a questo interrogativo non è semplice. Ciò che è utile, è ricordare che ogni attimo dell’esistenza è intriso di una qualche forma di comunicazione a prescindere dall’esserne o meno consapevoli. Acquisire un maggior livello di ‘presenza’ nella comunicazione significa conoscerne le regole, saper ascoltare e prestare attenzione a tutto ciò che non è espressamente veicolato dalla parola.

Per approfondire:

MEDIAZIONE E COMUNICAZIONE

SEQUESTRO EMOTIVO: cosa è un sequestro motivo?

SEQUESTRO EMOTIVO: le emozioni

 

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