L’ipersensibilità è sia una difficoltà che un dono. Per molti l’aspetto problematico prende il sopravvento. Purtroppo solo, dopo diverso tempo, ci si accorge di possedere invece un tesoro. Divenire consapevoli che la propria ‘interiorità è estremamente produttiva’ è un passo fondamentale. Per poter constatare, in un processo di auto formazione e conoscenza, come la propria autostima migliori. Imparando, al contempo, a gestire una sovra stimolazione emotiva e cognitiva.
Questo è il focus di “TROPPO SENSIBILE Come Fare dell’Ipersensibilita’ La Tua Forza”. Libro scritto dalla psicoterapeuta e teologa danese Ilse Sand. E come, partendo dagli studi sul comportamento, si sia giunti ad interessanti conclusioni. Infatti, ci sono bambini che reagiscono immediatamente e maggiormente agli stimoli esterni e al cambiamento. E che, nella crescita, presentano un maggior grado di timidezza e di cautela.
UN PO’ DI STORIA
Jerome Kagan, professore di psicologia evolutiva ad Harvard, in studi durati decenni e coinvolto centinaia di bambini, giunse ad interessanti rilevazioni. Dimostrò che il temperamento è una componente abbastanza stabile nel tempo. E che l’ereditarietà è un fattore di notevole incidenza sui comportamenti oltre all’ambiente. Infatti, certi atteggiamenti nell’infanzia sono predittivi di modalità relazionali in età adolescenziale ed adulta. Facendo emergere che ci sono bambini, definiti ‘altamente reattivi’, che sono particolarmente esposti agli stimoli sensoriali ed emotivi.
È ormai unanimemente riconosciuto che circa il 20% della popolazione mondiale sia ‘altamente reattiva’. La definizione ‘altamente reattivo’ è riferito ad una modalità interiore di risposta ad eventi esterni. Quando qualcosa accade intorno al bimbo oppure all’adulto internamente si attiva una significativa stimolazione sensoriale ed emotiva. Un neonato reattivo può urlare, dimenarsi, piangere o ridere in modo liberamente manifesto. In un adulto l’esternazione sarà più contenuta o addirittura trattenuta, a seconda dell’ambiente circostante, ma la stimolazione interiore è comunque significativamente vissuta.
DALLA ARON ALLA SAND
Verso la fine del secolo scorso Elaine Aron, psicologa e ricercatrice americana, pubblica le risultanze degli studi condotti sul temperamento ereditato e le relazioni interpersonali. Basandosi sul lavoro di Kagan e di molti altri ricercatori, si interessa degli ‘altamente reattivi’. Inoltre, essendo lei stessa una ipersensibile, ha approfondito tali ricerche utilizzando anche la risonanza magnetica funzionale, quindi analizzando il funzionamento di un cervello vivente. Da cui è emerso che specifiche aree ‘del cervello legate all’empatia, compreso il sistema dei neuroni specchio’ sono molto più attive che in persone non ipersensibili.
Con il suo lavoro la Aron ha tratteggiato le caratteristiche di coloro che ha poi definito Persone Altamente Sensibili (PAS). Condensabili nella complessa combinazione di molteplici aspetti quali ad esempio sensibilità, percettività, emozionalità, empatia, creatività, influenzabilità, timidezza, etc. Inoltre, ci sono studi più recenti che sottolineano quanto determinante sia la componente ereditaria più di quella ambientale.
A cui possiamo aggiungere uno studio fatto direttamente dalla Sand da cui è emerso che
- “gli ipersensibili hanno più problemi a causa del loro delicato sistema nervoso;
- Sono sotto pressione, in una società che predilige la resistenza e l’estroversione;
- Quando hanno problemi, sono meno inclini a nasconderli sotto il tappeto, sia perché hanno una bassa soglia del dolore sia perché di solito amano riflettere su di sé e andare al fondo delle cose.”
ALCUNE CARATTERISTICHE DELLE PERSONE IPERSENSIBILI
Con ‘Tipi psicologici’ Jung nel 1921 descrive l’esistenza di due specifiche personalità: introversi ed estroversi. In una società in cui il culto della personalità era ed è ancora dominante, presentare un temperamento particolarmente sensibile automaticamente significò essere stigmatizzati come ‘introversi’. Quindi visti come persone inibite, ansiose, timide e per taluni anche come dei nevrotici. Senza tener conto che chi è ‘molto reattivo’ è in grado di ‘gustare’ maggiormente i momenti felici e sereni rispetto alla media delle persone.
PERCETTIVI E RIFLESSIVI
L’ipersensibilità trova le sue fondamenta nel sistema nervoso. Attraverso la risonanza magnetica funzionale è stato possibile rilevare che l’amigdala, una porzione nell’area rettiliana dell’encefalo, è molto attiva. Infatti, una PAS è in grado di cogliere i minimi impulsi offerti dal mondo esterno attraverso l’apparato senso-motorio. È il corpo che permette di interfacciarci quotidianamente con ciò che ci circonda. I cinque sensi si attivano percependo ogni segnale che viene inviato al cervello per essere elaborato e decidere cosa è meglio fare o non fare.
I segnali raccolti non vengono automaticamente accantonati in quanto irrilevanti o non sufficientemente significativi come nella maggioranza delle persone. Ma vengono tutti analizzati, catalogati e archiviati, dopo l’attivazione di tutte le possibili connessioni, per utilizzare tali informazioni in futuro. Un lavoro immane a cui ogni ipersensibile è soggetto ogni giorno. Ecco spiegato perché talvolta tali persone, in condizioni di iperstimolazione, tendono ad isolarsi. Hanno bisogno di fare un backup e di aggiornare costantemente il loro software.
COSCIENZIOSITA’ E VITA INTERIORE
L’ipersensibilità si manifesta fin dalla nascita, infatti i piccoli ipersensibili sono bimbi obbedienti, meno egoisti e tendenti ad imbrogliare. Da subito si pongono domande etiche e morali. Sono particolarmente coscienziosi, sentendosi responsabili nei confronti del mondo intero. Odiano i conflitti e cercano di risolvere i problemi, attivandosi in prima persona. Tale necessità di pacificazione non li fa rimanere indifferenti, ma li costringe a ricercare soluzioni che rendano l’ambiente intorno armonioso.
La fervida immaginazione e la capacità di trarre ispirazione da ogni cosa apre ad un mondo interiore ricco e variegato. In taluni questa spinta interiore, come accade ad esempio negli artisti, è una forza profonda e dirompente che spinge a mettersi subito in azione. Dispone di una intercapedine sottile tra conscio ed inconscio, potendo così accedere più facilmente al materiale contenuto nell’inconscio superiore. Spiegandosi, in tal modo, anche una maggiore attenzione ed interesse per la spiritualità nelle sue varie sfaccettature.
IPERSTIMOLAZIONE
Disporre di antenne così capaci e in grado di percepire ogni possibile input, pone la PAS in condizioni di sovraccarico. È evidente che ‘l’ipersensibilità è il contrario dell’impulsività’. Il non potersi sottrarre ad un sovraccarico di stimoli può indurre l’ipersensibile a reazioni impulsive e poco comprensibili agli altri. Infatti, in questi frangenti, si può apparire come ‘soggetti con un disturbo borderline di personalità’.
In queste situazioni si sviluppano poi comportamenti di compensazione e decompensazione per ‘rimediare’ all’accaduto. Ma riavvolgere il nastro non è sempre possibile. Così chi è ipersensibile rimarrà in una condizione di frustrazione e malessere per aver arrecato dolore a qualcuno o ad un animale. Magari rimproverandosi a lungo e tendendo ad isolarsi in una sorta di auto punizione per aver fatto soffrire.
La capacità di immedesimarsi nell’altro è sicuramente un vantaggio, ma se non gestita può essere un boomerang. Se la persona con cui stiamo conversando è serena, stare in sua compagnia sarà un piacere. Ma se quella persona è arrabbiata e comincio a pormi domande del tipo “Perché è arrabbiata con me, cosa ho sbagliato?” non farò altro che addossarmi colpe che magari non hanno alcun fondamento.
INDICAZIONI PER GESTIRE L’IPERSTIMOLAZIONE
Moltissime persone amerebbero bloccare tale afflusso informativo al sistema nervoso, ma non sembra possibile. Ciò su cui invece è possibile intervenire, è ‘il come il pensiero reagisce alle percezioni’. A tal proposito la Sand invita a sviluppare un maggiore livello di consapevolezza del rapporto tra sentimenti e pensieri per non essere carnefici di se stessi. Permettersi di conoscere se stessi è una scelta fondamentale per invertire una tendenza che può aprire la porta ad ansia, panico e depressione.
Attraverso la percezione vengono incamerati stimoli provenienti dall’interno e dall’esterno. Il senso della vista, da cui arrivano l’80% degli stimoli sensoriali, può essere gestito concedendosi dei momenti in cui abbassare le palpebre e massaggiare i muscoli del viso vicino agli occhi. Le sensazioni sonore esterne possono essere ridotte con tappi per le orecchie o ascoltando musica dagli auricolari per ‘neutralizzare’ qualcuno che parla ad alta voce.
GESTIRE ATTRAVERSO CORPO E MENTE
Un altro aspetto fondamentale è il sonno. Quando si sta vivendo un eccesso di stimoli possiamo pensare che andare a letto e dormire sia una buona via di fuga. Ma dalle interviste condotte dalla Sand risulta che molti ipersensibili dormono male con sogni tormentati. Quindi ci suggerisce di attivarci per ‘trovare la propria calma interiore prima di addormentarsi’. Può allora essere utile fare una passeggiata, una doccia, lavare i piatti, ballare oppure ‘starsene seduti tranquilli senza fare niente di particolare’.
Riconoscendosi un ‘periodo vegetativo’ che acconsenta al corpo e alla mente di compiere il suo lavoro interiore di sistemazione e catalogazione degli stimoli. In sostanza, poiché gli stimoli sono elementi che incameriamo attraverso i cinque sensi, quindi il corpo, è utile ‘entrare in contatto con il tuo corpo’. Così facendo risulta possibile pensare di soffrire meno di ansia e frustrazione da sovra stimolazione. A cui va aggiunto il comunicare, in quanto atto a produrre un effetto benefico.
Naturalmente intrecciare relazioni favorevoli e cercare di ridurre l’ascolto di chi non è disposto ad ascoltare, sono strategie vincenti. Come quando ci accorgiamo di arrovellarci su una riflessione senza trovare soluzione, è utile affiancare immagini mentali distraesti. Una sorta di diga del ‘vortice negativo’ per evitare che il film interiore inquietante prenda il sopravvento. Evitando che emozioni e pensieri negativi possano incidere sulla propria auto valutazione, quindi sulla propria vita.
AUTOSTIMA
Questo argomento viene ampiamente trattato dall’autrice, in quanto la capacità di valutare se stessi negli ipersensibili risulta carente (per approfondire). Spesso dovuta a regole stringenti imposte ed auto imposte. Come il cercare di essere sempre perfetti, di non far emergere le proprie debolezze. L’obbligarsi a prestare sempre attenzione alle persone intorno per farle stare bene. Non concentrarsi su di sé ma sugli altri, l’essere premurosi, responsabili ed accoglienti. Sono norme che non concedono momenti per rilassarsi o mettere dei paletti precisi da rispettare e far rispettare.
FIDUCIA E STIMA
La Sand allora ci sollecita ad avere fiducia e stima in noi stessi. ‘Avere fiducia in se stessi significa fidarsi delle proprie capacità e azioni. Avere autostima vuol dire percepire il proprio nucleo interiore e credere nella propria dignità.’ La scarsità di tali elementi presuppone l’attivarsi di processi compensativi (per approfondire). Accettando di imporci comportamenti ‘servili’ pur di essere accolti ed amati. Ovvero impegnandoci più degli altri per dimostrare di essere abbastanza bravi per poter essere apprezzati e stimati.
‘Meno ti ritieni degno di essere amato, più cercherai di attuare strategie compensative” ci ricorda l’autrice. Alti standard e bassa autostima sono interconnessi. Del resto assumere uno stile di vita con tali presupposti, lascia sempre il dubbio di non essere amati ed apprezzati per come si è. Favorendo anche la sensazione di non essere degni d’amore. Il suo invito è di ‘mettere in luce’ le proprie modalità di relazionarsi con gli altri, ed in primis con se stessi (per approfondire).
Scegliere di essere diversi da sé per compiacere, lascia l’ipersensibile sfinito energeticamente ed emotivamente. Potendo così cadere facilmente vittima di un circolo vizioso negativo. Trasformare questa modalità richiede progressione, tempo e molta amorevolezza per sé e collaborazione esterna. Il primo passo, è ‘riflettere sulle regole di vita che ti sei prefisso’. Il secondo passo è ‘prima di iniziare tale percorso, è importante capire se sei pronto all’eventualità di perdere delle amicizie.’ Il terzo accettare di correre il rischio, facendoti coraggio e veramente ‘mostrare agli altri ciò che sei.’
POSTILLA
È un libro intenso e stracolmo di suggerimenti quello scritto da Ilse Sand. In questa mia recensione ho purtroppo dovuto fare delle scelte, ma lo consiglio caldamente. L’ultimo aspetto su cui soffermarmi è quello del DONO dell’ipersensibilità (per approfondire). Infatti, condivido da ipersensibile le parole contenute nelle ultime pagine. Il poter pensare di non essere sbagliati, inadeguati e fuori posto ci permette di accettare di ‘essere normali nella nostra diversità’.
È fondamentale imparare a smettere di nasconderci e cercare di apparire estroversi, energici e multitasking continuamente. Sapere di avere ‘un sistema nervoso capace di cogliere i minimi impulsi diventa improvvisamente più accettabile.’ Permetterci di ‘dichiarare apertamente ‘ ciò che siamo può aiutare l’autostima e le relazioni con gli altri. Buona Lettura!